Contratti con aziende francesi: competenza giurisdizionale e legge applicabile

La scelta della legge applicabile e del foro competente è strategica nella negoziazione dei contratti tra una società italiana e una francese.

Nonostante il diritto francese e quello italiano siano simili, vi sono alcune importanti differenze, ad esempio: il termine per la denuncia dei vizi nel contratto di compravendita, la prescrizione, l’indennità di fine rapporto dell’agente di commercio, i termini di pagamento, la validità delle condizioni generali di contratto, ecc.

Inoltre, i giudici francesi e italiani possono applicare la legge in modo diverso, in particolare in materia di norme di applicazione necessaria.

Determinare in anticipo il foro competente e la legge applicabile contribuisce alla certezza del diritto e fa risparmiare alle aziende tempo e risorse nella fase di risoluzione delle controversie.

In materia civile e commerciale, i regolamenti dell’Unione Europea hanno armonizzato le norme di diritto internazionale privato negli Stati membri. Tali norme sono codificate nel Regolamento 1215/2012 del 12 dicembre 2012, noto come «Bruxelles I-bis», per i conflitti di giurisdizione, e nel Regolamento 593/2008 del 17 giugno 2008, noto come «Roma I», per i conflitti di leggi.

Questi regolamenti prevedono la possibilità per le parti di scegliere il foro competente (articolo 4 e seguenti del regolamento Bruxelles I bis) e la legge applicabile al contratto (articolo 3 e seguenti del regolamento Roma I).

Tuttavia, le parti non inseriscono sempre una clausola di attribuzione di competenza o di scelta della legge applicabile nei loro contratti, oppure tali clausole possono essere dichiarate nulle o inapplicabili per varie ragioni.

È quindi opportuno conoscere i criteri che il giudice ritiene per stabilire se è competente o meno a decidere la controversia e per determinare la legge applicabile al contratto.

TRIBUNALE COMPETENTE

Clausola attributiva di competenza

Se è previsto da una clausola attributiva di competenza, il tribunale si ritiene competente. La competenza del tribunale designato dalla clausola attributiva di competenza è esclusiva. Le parti non possono quindi discostarsene e sono obbligate a rispettarla, a condizione che la clausola sia valida.

Le clausole attributive di competenze devono essere concluse:

  • per iscritto, o oralmente ma provate per iscritto (una comunicazione elettronica che permetta una registrazione durevole dell’accordo, come un’e-mail, può essere considerata come una forma scritta)
  • in una forma ammessa dalle pratiche che le parti hanno stabilito tra di loro
  • o, nel commercio internazionale, in una forma ammessa dagli usi

(articolo 25 del Regolamento Bruxelles I bis)

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito vari criteri formali per garantire la veridicità del consenso delle parti. La clausola deve essere redatta in modo chiaro e preciso. Se è contenuta nelle condizioni generali di vendita, deve essere inserito nel contratto un riferimento esplicito a tali condizioni generali (CGUE, sentenza “Colzani-Rüwa” del 14 dicembre 1976, n. 24/76).

La validità della clausola attributiva di competenza non può essere contestata per il solo motivo che il contratto è invalido.

La clausola attributiva di competenza non è destinata a essere estesa a terzi, ad esempio ad altre società del gruppo alla quale uno dei contraenti appartiene, a meno che non sia dimostrato il suo effettivo consenso alla clausola (Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza “Refcomp” del 7 febbraio 2013, n. 543/10).

In mancanza di una clausola attributiva di competenza

In mancanza di una clausola di scelta del foro, il principio generale stabilito dal regolamento Bruxelles I bis (articolo 4) prevede la competenza del tribunale del domicilio del convenuto. L’attore deve quindi, in linea di principio, citare il convenuto davanti al giudice della residenza abituale di quest’ultimo.

Tuttavia, in materia contrattuale, l’attore ha la possibilità di scegliere la propria giurisdizione: può scegliere liberamente tra il tribunale dello Stato in cui il convenuto ha la residenza abituale e il tribunale del luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio.

Per i contratti di compravendita, il luogo di esecuzione dell’obbligazione dedotta in giudizio è il luogo in cui i beni sono stati o avrebbero dovuto essere consegnati in base al contratto; per i contratti di prestazione di servizi è il luogo dove sono stati o avrebbero dovuto essere prestati i servizi in base al contratto. (articolo 7.1)b) del Regolamento Bruxelles I bis)

Per altri tipi di contratto, l’obbligazione principale del contratto deve essere determinata caso per caso per stabilire quale sia l’autorità giurisdizionale competente (articolo 7.1)a) del Regolamento Bruxelles I bis)

Giurisdizioni esclusive

Le clausole o opzioni attributive di competenza previste dal Regolamento Bruxelles I bis non possono prevalere sulla giurisdizione esclusiva prevista in determinate materie. Così, ad esempio, solo il giudice francese ha giurisdizione sulla locazione commerciale di un edificio situato in Francia, o sulla validità dello statuto, o delle decisioni degli organi di una società con sede legale in Francia.

LEGGE APPLICABILE AL CONTRATTO

Il contratto è disciplinato dalla legge scelta liberamente dalle parti (articolo 3.1 del Regolamento Roma I).

In generale, e fatti salvi casi particolari previsti dal Regolamento Roma I, le condizioni di validità delle clausole di scelta della legge sono determinate dalla legge che sarebbe applicabile se la clausola fosse valida.

Tuttavia, le clausole di scelta della legge sono inefficaci in alcune situazioni, in particolare in presenza di una norma di applicazione necessaria. Si tratta di leggi talmente importanti per uno Stato che la loro applicazione prevale sulla legge scelta dalle parti

Ad esempio, possono essere leggi relative alla lotta alla corruzione o al riciclaggio di denaro, o ancora leggi che proteggono alcune parti, come, ad esempio in Francia in alcune circostanze, il subappaltatore o il fornitore di merci.

Ai sensi del Regolamento Roma I, il giudice è tenuto ad applicare le norme di applicazione necessaria del proprio Stato prima di qualsiasi altra legge, indipendentemente dal fatto che il contratto contenga una clausola di scelta della legge.

Per quanto riguarda le norme di applicazione necessaria straniere applicabili al contratto, il regolamento lascia al giudice la possibilità di decidere se applicarle o meno. Può rifiutarsi di farlo in considerazione della loro natura e della loro finalità, nonché delle conseguenze derivanti dal fatto che siano applicate o meno (articolo 9.3 del Regolamento Roma I).

Nello specifico, il giudice francese è obbligato ad applicare le leggi di applicazione necessaria francesi, il giudice italiano no.

Inoltre, nel caso di contratti di trasporto, di consumo, di assicurazione o di lavoro, il regolamento Roma I stabilisce norme specifiche alle quali le parti non possono derogare.

In mancanza di scelta della legge applicabile

In mancanza di scelta della legge, il Regolamento Roma I stabilisce che la legge applicabile è quella dello Stato in cui la parte che fornisce la «prestazione caratteristica» del contratto ha la sua residenza abituale. (articolo 4.2)

Per limitare le discussioni sulla nozione di prestazione caratteristica, il regolamento precisa quale è la legge applicabile ad alcuni specifici contratti. (articolo 4.1)

Quindi, in particolare:

  • il contratto di vendita di beni è regolato dalla legge del Paese in cui il venditore ha la sua residenza abituale
  • il contratto di prestazione di servizi è disciplinato dalla legge del paese in cui il prestatore di servizi ha la sua residenza abituale
  • il contratto di locazione commerciale è regolato dalla legge del Paese in cui si trova l’immobile
  • il contratto di affiliazione (franchising) è regolato dalla legge del Paese in cui l’affiliato ha la sua residenza abituale
  • il contratto di distribuzione è regolato dalla legge del Paese in cui il distributore ha la sua residenza abituale.

Tuttavia, il giudice è tenuto a ignorare la legge designata dalle norme sopra citate a favore della legge dello Stato con cui ritiene che il contratto presenti un collegamento manifestamente più stretto (articolo 4.3 del Regolamento Roma I).

Inoltre, il Regolamento Roma I stabilisce che non influisce sulle precedenti convenzioni internazionali che trattano questioni di conflitto di leggi (articolo 25), come ad esempio alcune convenzioni dell’Aia.

In caso di vendita internazionale di merci, il contratto di vendita sarà disciplinato non solo dalle disposizioni del diritto nazionale applicabili ai sensi delle norme internazionali sopra citate, ma anche dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui contratti di vendita internazionale di merci adottata a Vienna l’11 aprile 1980 e ratificata da Francia e Italia (“Convenzione di Vienna”).

A differenza dei regolamenti e delle convenzioni precedenti che si limitano a individuare il foro competente o la legge applicabile, la Convenzione di Vienna intende unificare le norme applicabili al contratto di vendita in termini di formazione e di diritti e obblighi derivanti dal contratto.

Si applicano quindi al contratto di vendita di merci le disposizioni di diritto sostanziale definite dalla Convenzione di Vienna, a meno che le parti ne abbiano espressamente escluso l’applicazione.